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Quello che vediamo (non) è tutto quello che c’è
Quello che vediamo (non) è tutto quello che c’è

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Data

03 febbraio 2022

Quello che vediamo (non) è tutto quello che c’è

Le informazioni digitali sono fondamentali quando garantiscono e certificano in modo univoco l’autenticità, la provenienza, la produzione, la tracciatura lungo l’intera supply chain

Oggi, le nuove priorità dei mercati sono la "protezione del marchio" e la "fiducia del consumatore". Le informazioni digitali diventano dunque fondamentali quando garantiscono e certificano in modo univoco l’autenticità, la provenienza, i metodi di produzione, la tracciatura lungo l’intera supply chain.


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LA NECESSITÀ DI INFORMAZIONI DIGITALI É TRASVERSALE A OGNI SETTORE:

Un tempo la richiesta riguardava prodotti “vitali” riguardanti la cura e la profilassi, quali i farmaci o i dispositivi medici, oppure quelli a valore, ad esempio nel luxury fashion.

Quello che vediamo (non) è tutto quello che c’è

Oggi invece attraversa i settori, anche grazie alla crescente consapevolezza nelle scelte di acquisto di consumatori sempre più attenti e informati.

In primis il settore alimentare e delle bevande, per combattere le imitazioni di prodotti che non hanno alcun legame con gli originali, ma che sono presentati per apparire e sembrare come tali. O i prodotti cosmetici, i componenti chiave e le parti di ricambio. Allo stesso modo, bio-sostenibilità, l’economia circolare e il ricircolo virtuoso non sono più solo moniti e trend, ma veri e propri imperativi, anche per ricevere eventuali finanziamenti pubblici.


GLI ULTIMI DUE STRATI DELLA TORTA: BLOCKCHAIN E INTELLIGENZA ARTIFICIALE - L'IMPORTANZA DELLA VERIDICITÀ DEI DATI 


Quando si parla di questi argomenti, però, le due parole magiche che vengono usate sono quasi esclusivamente Blockchain e Intelligenza Artificiale. Tecnologie certamente fondamentali, con opportunità ancora inesplorate, a patto che riguardino gli ultimi due “strati” della torta. Prima di “stenderli”, infatti, si deve essere in grado di raccogliere i dati fin dalla fase di produzione primaria, ad esempio delle materie prime, ed essere in grado di farlo lungo l'intera catena di distribuzione.

  • Blockchain, in particolare, permette di archiviare informazioni e transazioni tra le parti in modo sicuro, verificabile e permanente, è un registro di contabilità condiviso e immutabile, come se depositassimo un documento presso un notaio, e dunque facilita il processo di registrazione delle transazioni e la tracciabilità dei beni in una rete commerciale. Ma a monte deve presupporre dati certi e verificati.
  • Lo stesso vale per l’Intelligenza Artificiale: fornisce prestazioni qualitativamente equivalenti ma quantitativamente superiori a quelle umane, ad esempio nella pianificazione autonoma di attività e operazioni, nella visione artificiale, nell’anomaly detection e nella manutenzione predittiva e preventiva, purché possa contare su dati congrui.

Si dice infatti colloquialmente “garbage in, garbage out”: se immetti spazzatura nel sistema, ne uscirà altrettanta, nonostante tutta la capacità di calcolo del mondo.

 

LA BASE DELLA TORTA: METODI PER RACCOGLIERE DATI VERIFICATI

Gli strati base della torta, sui quali poggia tutto il resto, sono invece i metodi di ispezione, il controllo qualità e il monitoraggio. Sono numerosi e non solo digitali:

  • ad esempio chimici, per una impronta digitale chimica e analitica delle materie prime, dei terreni di coltura;
  • oppure provenienti da computer vision e sensori di vario tipo, per la misura di tutti i parametri e delle variabili critiche del processo di produzione e trasformazione.

Solo chi è in grado di garantire la tracciabilità end-to-end in tutte le fasi della produzione, trasformazione e distribuzione, quindi, potrà poi avvalersi di programmi e piattaforme per l’analisi, il confronto e la gestione di tutti i dati raccolti, la verifica di correlazioni e vincoli, oltre alla certificazione finale.

 

CONCLUSIONE: 

L’innovazione digitale è una leva strategica in grado di garantire maggiore competitività, ma non va mai disgiunta dall’approccio cross-technology, come quello che stiamo perseguendo nell’Innovation Center di Antares Vision Group.

L’innovazione, infatti -in una sua componente molto più ampia ed intrinseca - passa da tecnologie abilitanti che superano i limiti classi del visibile e danno valore ai processi e prodotti in tutto il loro ciclo di vita, misurando grandezze e osservando la realtà da prospettive nuove. I controlli impedenzometrici, la CCI (Chemical Color Imaging) nel vicino infrarosso (NIR, Near InfraRed), la spettroscopia dei gas con tecnica TDLAS, le analisi con sistemi X-ray a singola-multi energia, sono soltanto alcune delle tecnologie innovative esplorate, sviluppate e integrate all’interno dell’Innovation Center e in uso in Antares Vision Group.

 

Perché da un lato quello che vediamo è tutto quello che c’è e tendiamo a non cercare ciò che non vediamo, credendo che le informazioni che abbiamo siano tutte quelle rilevanti e disponibili (“What you see is all there is”, sosteneva lo psicologo Daniel Kahneman, premio Nobel per l’Economia nel 2002).

Dall’altro lato però, quello che vediamo non è tutto quello che c’è. Questo è un mantra che tocchiamo con mano tutti i giorni nell’Innovation Center e che mantiene, nel nostro lavoro quotidiano, la tensione verso la conoscenza di tecnologie innovative per un mondo più trasparente, sicuro e sostenibile.

 

Alberto Albertini e Francesco Brazzarola

Innovation Center e Technology Scouting

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